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Origini e storia Il flamenco è l’espressione culturale più nota del mondo gitano andaluso, una ispirazione popolare profondamente radicata nella cultura ispanico- andalusa che si manifesta attraverso il canto, la musica e il ballo e che si accompagna a percussioni naturali ed a esclamazioni vocali. La parola flamenco indica una particolare forma di musica, di canto o di danza, è un arte ed una
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tecnica e, per coloro che la praticano, quest’arte è soprattutto un veicolo di espressione del proprio essere, della propria posizione psicologica di fronte alla vita. In Andalusia la musica e la
danza sono parte integrante della vita quotidiana a tal punto che il flamenco può essere considerato come l’espressione artistica degli strati più umili e marginali della popolazione, la manifestazione di un gruppo sociale che crea un proprio codice artistico, un segno di identità culturale. Il flamenco nasce e si sviluppa in Andalusia, ed in particolare nel triangolo territoriale delimitato dalle provincie di Siviglia, Cadice e Cordova, nel quale si sviluppano i tre nuclei più rappresentativi del cante che corrispondono a tre luoghi: le città di Jerez e Cadice ed il quartiere Triana. Intorno a questi tre si distinguono i centri fondamentali del flamenco: Alcalá, Utrera, Los Puertos, Sanlúcar de Barrameda, Morón, Arcos e Lebrija. L’area flamenca si estende ulteriormente fino ad interessare le provincie di Cordova, Huelva, Malaga e il nord di Siviglia, dove viene praticato un flamenco tipicamente gitano Andaluso, mentre a sud si segnala l’area formata dalle provincie di Granada, Jaén, Murcia e Almería dove predomina il fandango. Il flamenco si può ritenere quindi indissolubilmente legato all’Andalusia e alle sue tradizioni culturali. Il popolo gitano rappresenta la fonte principale dalla quale si può risalire alla vera origine del flamenco. La flamencologia, ovvero la scienza che studia il flamenco nei suoi vari aspetti, presenta due teorie contrapposte circa le origini del flamenco. Tale divergenza nasce dalla diversa interpretazione data al ruolo avuto dai Gitani, e da altre popolazioni giunte in Andalusia, nella creazione del flamenco. Se da una parte infatti alcuni sostengono che la tradizione culturale andalusa sia rimasta totalmente indipendente da ogni influenza esterna, dall’altra invece si sostiene che ci sia stato un decisivo contributo dalle altre culture, in modo particolare da quella gitana. La popolazione dei Gitani è stata infatti, fin dal suo arrivo in Andalusia la vera erede e custode del patrimonio folcloristico locale, fino a diventarne la più apprezzata interprete.La Spagna fin dal 1600 ha ospitato molteplici forme etniche contribuendo alla fusione di melodie e ritmi che gli stessi Gitani, a cavallo tra il XVII e XIX secolo, plasmarono per ricreare una nuova identità musicale. . Le origini del canto flamenco sono così indissolubilmente legate alla terra andalusa, alle influenze delle culture arabe e giudee che la abitarono ed alla storia del popolo gitano che rielaborò il materiale musicale trovato in quei territori.Il primo documento che certifica la presenza dei Gitani in Spagna risale al 1447. Si pensa che provenissero da una regione dell’India settentrionale chiamata Sid, nell’attuale Pakistan, e che dovettero abbandonare dopo vari conflitti bellici. Emigrarono in Egitto per poi arrivare in Cecoslovacchia, dove si divisero in tre grandi gruppi principali che si insediarono in seguito in tre diverse aree geografiche dell’Europa: in Russia, Polonia e Ungheria; nei Balcani e in Italia; in Francia e Spagna.Quando i Gitani arrivarono in Andalusia, le culture araba, ebrea e cristiana erano profondamente integrate sul territorio ed alla loro massima espressione artistica. Tale situazione non durò però a lungo, perché ben presto i re cattolici iniziarono una serie di durissime persecuzioni contro coloro che professavano altre religioni. Proprio per sfuggire alle violenze ed alle conversioni forzate, il popolo gitano si rifugiò in luoghi che potevano offrire maggiore protezione come le zone montuose. Molti di essi trovarono lavoro nelle miniere, dove nacquero i Cantes de las minas e le famose tarantas (canti di dolore).Altri gruppi si rifugiarono nei quartieri di Alcalá, Utrera, Jerez e Triana, che diventarono i centri principali del flamenco. Solo nel 1873 Carlo III emanò un editto che diede termine alle persecuzioni permettendo al popolo gitano, e quindi al flamenco, di abbandonare il mondo della clandestinità.All’inizio il teatro naturale del flamenco furono i campi, ed i suoi interpreti coloro che lavoravano in essi; in seguito ci furono rispettivamente le miniere ed i minatori, ed i canti acquisirono toni più amari; ma fu solo dopo la nascita dei Cafés cantantes che il flamenco poté sia essere conosciuto da un pubblico più vasto, sia svilupparsi ulteriormente, fino a diventare una forma d’arte indipendente e riconosciuta non solo in Spagna ma anche nel resto del mondo.
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Il Duende Il flamenco non è solo un’arte o una tecnica: è soprattutto un modo di sentire e di esprimersi. Nel flamenco ciò che più conta è l’intensità dell’espressione. L’arte è data dalla forza interpretativa, non dalla bellezza estetica , che si serve sì da complemento, ma non è mai fine a Ciò che importa è la sincerità espressiva, la generosità e l’alienazione dell’interprete, caratteristica dell’arte più pura, in una parola: il duende.Il duende può essere interpretabile come metafora di espressione artistica. Può essere considerato come un sentimento, una emozione interna che gli interpreti del flamenco provano quando interpretano con grande passione. Molti studiosi di teoria del flamenco hanno tentato di elaborare una definizione appropriata del duende, che è l’essenza stessa del flamenco. Secondo José Parra “il duende è uno stato d’animo nel quale l’interprete flamenco si sente come se quasi non esistesse, è un momento nel quale la mente si trova spoglia di legami e vuota di contenuto, alcuni istanti nei quali una persona non ha niente a che vedere con quello che accade intorno”. Una delle definizioni di maggiore importanza e degna di considerazione è senz’altro quella di García Lorca, espressa nella sua conferenza intitolata Teoría y juego del duende.“Tutto ciò che ha suoni oscuri ha duende. Non c’è verità più grande. (...) il duende è un potere e non un agire, è un lottare e non un pensare. (...) non è questione di facoltà, bensì di autentico estilo vivo; ovvero di sangue; cioè, di antichissima cultura, di creazione in atto (...) per cercare il duende non v’è mappa né esercizio. Si sa soltanto che brucia il sangue come un topico di vetri, che prosciuga, che respinge tutta la dolce geometria appresa, che rompe gli stili.”Fondamentale importanza nella creazione della giusta atmosfera in cui l'artista possa esprimersi con duende la riveste il pubblico. Più è circoscritto l’ambiente dove si svolge lo spettacolo, più è intensa la comunicazione tra interprete e pubblico, che si manifesta attraverso il jaleo, una forma di incitamento espressa attraverso frasi e commenti come “Eso es! Vamos allá! Olé! Así se canta! Arsa arsa!”, che sono parte integrante dello spettacolo stesso. Il jaleo ha un ruolo rilevante nel flamenco, in quanto esso agisce come un’arte maieutica la quale stimola l’artista a tirare fuori il meglio di sé. Il jaleo può essere considerato anch’esso una forma d’arte, in quanto risponde ad un preciso codice che può essere acquisito solo con il tempo.Il jaleo o l’accompagnamento dato dalle palmas sono quindi parte integrante per l’espressione del flamenco. Anche l’arte del battere le mani, che in un primo momento può sembrare spontanea e istintiva, è il frutto di una profonda conoscenza del flamenco.Il flamenco è quindi un’arte che si fonda soprattutto su un modo di sentire e di esprimersi che viene condiviso tra interpreti e pubblico.
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Il Ballo Il ballo è senz’altro l’espressione dell’arte flamenca più popolare tra il grande pubblico il quale, di solito, considera la musica e il canto semplici strumenti di accompagnamento all’esecuzione del ballerino, differentemente da quanto sopra spiegato.
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Si tratta innanzitutto di una danza assolutamente individuale: le coreografie con più persone o passi a due sono solo il frutto della trasposizione del flamenco dal Café Cantante al teatro. E’ una danza astratta, non narrativa. Non interpreta storie, ma stati d’animo. E’ una danza orientata verso l’interno, introversa, tellurica, con movimenti eseguiti grevemente e rivolti verso il basso, al contrario di quanto avviene nella danza classica dove tutto è leggerezza ed elevazione.Anche nel ballo, come in tutto il flamenco nel suo complesso, conta soprattutto la capacità espressiva dell’interprete. flamenco si riassumono nel “Hecho flamenco”, inteso come il momento in cui i suoi componenti principali - il canto, il ballo e la musica - si uniscono per dare forma alla danza.A differenza delle altre tipologie di danze, il flamenco non consiste né nell’apprendere passi, balli o coreografie, né nella ricerca della perfezione tecnica, né nel controllo del corpo o della sequenza dei movimenti. “Nel flamenco ciò che importa veramente è ballare flamenco”; imparare a sviluppare cioè le capacità espressive, improvvisare, ascoltare, rispettare l’altro e stabilire un dialogo tra canto, musica e ballo.
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I Palos
compás, letras e luoghi d’origine; tali stili sono detti palos.
forme del flamenco, nascono anch’essi da quell’incontro di diverse tradizioni culturali e musicali dei diversi popoli che si sonostabiliti in Andalusia come sopra descritto. I vari e numerosi stili del flamenco si possono raggruppare secondo le caratteristiche più o meno comuni di struttura musicale, sequenze di accordi, temi e melodie. Il ciclo abituale di tutti i palos è di dodici misure. Si può tentare di classificare i numerosi palos prendendo in considerazione 33 tipi tra i più genuini e rappresentativi del vario mondo lirico e drammatico del flamenco. Questi possono a loro volta essere raggruppati in sette categorie principali: “Cantes de baile” costituiti da Fandangos, Tientos, Sevillanas, Mirabrás, Rameras, Bulerías, Caracoles, Tangos e Alegrías; “Cantes de levante”: Tarantas, Cartageneras; “Estilos de Málaga”: Verdiales, Malagueñas, Rondeñas, Jaberas, Granaínas; “Cantes Matrices”: La Caña, El Polo, Soleares, Siguiriyas, Cabales; “Estilos camperos”: Livianas, Serranas, Cantes de Trilla; “Cantes Autóctonos”: Nanas, Peteneras, Marianas, Alboreás; “Cantes sin guitarra”: Tonás, Martinetes, Deblas, Saetas. Romances, gilianas e alboreás sono sicuramente i palos più antichi. Nel flamenco la sequenza ritmica che caratterizza i diversi tipi di palos viene detta compás. un elemento caratterizzante il flamenco perché ci permette di individuarne immediatamente lo stile ed è inoltre la base su cui gli interpreti del flamenco realizzano le proprie variazioni musicali. Il compás viene ritmato con le palmas ovvero con il battito delle mani. Saper tenere il tempo con le palmas è un’abilità tutt’altro che facile. Oltre alle palmas ci sono altri strumenti e metodi per tenere il tempo, soprattutto nell’ambito della fiesta. Il soniquete è un insieme di suoni ottenuti in vario modo: con i pitos (suono ottenuto con il dito indice e con il pollice), oppure con la semplice percussione delle palme delle mani sulle gambe, oppure battendo le nocche delle mani sul tavolo, oppure ancora con i piedi o con un bastone sul pavimento.
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